mercoledì 30 novembre 2011

Articolo lungo ma interessante


Vi riporto un articolo interessante scritto da Stefano Greco e pubblicato sulla rivista on line di AIDP (Associazione italiana per la direzione del personale) .

Se volessimo trovare un aspetto positivo nella crisi economica e sociale che da qualche anno imperversa nel mondo, lo potremmo identificare nella necessità di un ritorno alla semplicità organizzativa. È giunto il momento di sostituire definitivamente le americanate linguistiche e culturali della "mission", della "vision", degli "stakeholder", del "sense making" e dell' "envisioning" con termini italiani che aiutino più concretamente i nostri manager e le persone di ogni giorno a ragionare su cosa bisogna fare per reggere gli urti emotivi dello scenario che stiamo vivendo e per raggiungere i risultati attesi.

Il motivo di questa dovuta sostituzione è duplice:

  • Dopo il 15 settembre 2008 - giorno in cui la Lehman Brothers dichiarò ufficialmente la bancarotta - il modello di management americano ha perduto molta della sua credibilità.
  • Le parole sopra evidenziate rappresentano ormai dei consumati involucri semantici sempre più distanti dai vissuti organizzativi quotidiani. Sono parole, ripetute pappagallescamente da relatori e manager in convegni e meeting, che non riescono più a nascondere la loro scarsa spendibilità nella realtà operativa.
Negli ultimi anni, questa moda di "inglesizzare" termini e concetti è sicuramente peggiorata. In un convegno, un manager con tono fiero e sostenuto disse: "Abbiamo fatto lo shut down di uno stabilimento!".
Nel pubblico in platea si diffusero sensazioni di compiacimento e di apprezzamento che durarono fino al momento in cui qualcuno, collegato al web con il suo telefonino, tradusse l'espressione: "Chiudere permanentemente una fabbrica".
Per inciso, un manager è di successo non quando chiude una fabbrica mandando a casa chi ci lavora ma quando ne riconverte le capacità produttive allineandole alle richieste di nuovi mercati, anche distanti dall'assetto produttivo storico.
Lo scorretto utilizzo dell'inglese - forzato, artificiale e distorcente - sortisce l'effetto di deresponsabilizzare psicologicamente chi ne fa uso, illudendo se stesso e soprattutto chi ascolta sul fatto che la pillola può essere indorata. "Escort", "Stalker" e "Mobbing" sono altri esempi linguistici che tendono a mascherare la vera realtà: prostituta, molestatore e violenza psicologica sulle persone rendono sicuramente più onore al reale significato dei vissuti.
Riguardo invece il ritorno alla semplicità organizzativa, propongo di sostituire "mission" con l' "Obiettivo principale dell'azienda", "Vision" con "Proiezioni o traiettorie dell'azienda nel prossimo periodo", "Stakeholder" - la freddezza clinica di questo termine è impressionante, "portatore" viene infatti dalla immunologia - con "Persona od Organizzazione coinvolti nel successo dell'Impresa", "Sense Making" con la capacità non tanto di dare senso al non senso - come l'espressione viene abitualmente tradotta - quanto con la capacità di un manager di ricomporre con azioni di rassicurazione e di problem solving le tante schizofrenie di scenario ed organizzative che possono avere impatti devastanti sulle persone. Infine, "envisioning" con la capacità di un capo di specificare esattamente l'obiettivo da raggiungere e di offrire tutti i supporti necessari alle persone per ottenere i risultati attesi.
Semplice ma non banale...


Fa riflettere per più di un motivo.

10 commenti:

  1. ciao, causa la chiusura di splinder mi son spostato qui :
    http://stefanover.blogspot.com/

    neh,. così è più facile trovarsi !

    ciaooo !

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  2. Molto interessante! E condivido in pieno questo bisogno di tornare a termini più semplici, e umani...

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  3. Che poi sarebbe anche ora di finirla con la storia che gli anglofoni semplificano tutto e sempre, perché ci sono, a volerle cercare, innumerevoli eccezioni. A cominciare dal fatto che non hanno ancora capito che le ore sono 24 e non 12 a.m. e 12 p.m.!
    E dove noi abbiamo la semplice e immediata paroletta "dopodomani",a loro tocca dire "the day after tomorrow"! :-))

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  4. molto interessante: in effetti mi sono sempre chiesta per quale ragione le aziende più "strutturate" facessero questo uso massiccio di parole straniere (in particolare la mission e la vision mi hanno sempre fatto sbellicare dal ridere) quando potevano tranquillamente usare quelle italiane; anche il linguaggio ha bisogno di essere ripensato...

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  5. Fa riflettere anche il fatto che l'autore dell'articolo, per spiegare l'equivalente italiano di "sense making", usa con naturalezza il concetto di "problem solving" come fosse italiano corrente. A proposito di "ripetere pappagallescamente".

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  6. passa da me, c'è un compito da fare :)

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  7. infatti, basta co ste amaricanate!

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  8. Concordo.
    Ci sono tante "ubriacature" delle quali dovremmo liberarci.
    Quelle idee e/o concetti che qualcuno, con mezzi potenti, ci ha ficcato in testa e che molti (non tutti) hanno accettato acriticamente.
    Qualche giorno fa, parlando con un amico, ho sostenuto che i docenti della Bocconi hanno messo in mano a degli studentelli dei bazooka e, senza dar loro alcuna regola, li hanno spinti fuori. E quelli hanno cominciato a sparare a destra e a manca, compiendo una serie di disastri inimmaginabili.
    (Ogni riferimento a fatti/persone è puramente voluto...)

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  9. è molto interessante e hai ragione fa riflettere per più di un minuto...

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